L'attività, le persone e il lavoro del Gruppo Pd Consiglio Regionale del Piemonte

DOSSIER DEL GRUPPO PD SULLE AREE PROTETTE

 

AREE PROTETTE:

IL PASTICCIO DEL CENTRODESTRA

Materiali della conferenza stampa del Gruppo regionale PD

Torino, 15 febbraio 2012

 

La nomina dei presidenti degli enti di gestione delle aree protette, avvenuta là dove è stato possibile alla fine di dicembre, a ridosso delle festività natalizie, rappresenta un chiaro segnale della volontà del centrodestra di occupare la testa degli enti con uomini di assoluta fiducia politica, indipendentemente dal loro curriculum professionale, e con una spregiudicatezza nella gestione formale delle nomine che ci appare in più di un caso al di fuori delle regole.

Per questo contestiamo non solo alcuni aspetti amministrativi che a nostro avviso mettono in forte dubbio la validità delle procedure seguite, ma anche il disegno politico che sulle aree protette mira a realizzare una serie di iniziative e di progetti che annullerebbero una politica pluridecennale di conservazione e rispetto dell’ambiente. Quanto accaduto ci spinge a rinnovare la nostra richiesta di abolizione dei Consigli di gestione delle aree protette, da sostituire con un direttore di nomina regionale su cui possono esercitare poteri di indirizza e controllo i Consiglio di Comunità delle aree protette.

A sostegno di questa tesi abbiamo preparato un breve dossier, sulla base della documentazione fornitaci in seguito alla nostra richiesta di accesso agli atti amministrativi.

 

Le aree protette in Piemonte

Il sistema delle aree protette e dei Sacri Monti in Piemonte è regolato dalla legge 19/2009, profondamente emendata dalla attuale maggioranza nel 2011.

Il provvedimento riguarda le 63 aree protette regionali, istituite con legge nel 1973, per una superficie complessiva di 160.000 ettari e gestite da 35 Enti. Nel sistema delle aree  protette sono compresi anche i sette Sacri Monti, inseriti nel 2003 nella lista del Patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco.

La governance delle aree protette è affidata a un consiglio di gestione composto da 5 membri: un rappresentante della Provincia cui appartiene l’area, due rappresentanti dei Comuni sui cui insiste l’area protetta, un rappresentante della Regione e il presidente, nominato dalla Regione di concerto con i Comuni compresi nell’area protetta.

C’è anche un Consiglio di Comunità, in cui sono rappresentati tutti i comuni dell’area protetta, e che ha compiti di controllo e consultivi nei confronti del Consiglio di Gestione.

 

Aree protette Riserve Pedemontane e Terre d’acqua (Biella)

Da quanto emerge dal verbale, il Presidente della Comunità delle Riserve Pedemontane e delle Terre d’acqua, nonché assessore all’agricoltura della Provincia di Biella, geom. Guido Dellarovere, si è presentato alla riunione in possesso di 12 deleghe da parte dei Comuni che insistono sui territori dell’area protetta.

Dalla documentazione consegnataci, solo dieci delle deleghe appaiono a prima vista regolari, anche se prive di timbro di protocollo da parte degli uffici dell’ente di gestione. Altre due deleghe invece sono firmate in bianco, senza neanche apposto il nome del delegato (vedi documentazione).

Si deve rilevare, inoltre che, la delega del presidente della Provincia di Biella Simonetti, è riferita a una precedente riunione, del 14 ottobre, e non quella di fine dicembre in cui è avvenuta l’elezione (vedi documentazione).

Alcuni Comuni avevano candidato Ermanno Bertagnolio, già presidente della Riserva speciale della Bessa, uomo di provata esperienza. Il candidato sostenuto da Dellarovere, invece, Paolo Avogadro, che poi è stato nominato alla carica, ha presentato un curriculum da cui emerge la sua attività nel campo dell’elaborazione e della gestione del software informatico, supportata da una laurea in fisica. Con l’ambiente e le aree protette, nulla a che fare.

Particolare di non poco conto, il neopresidente dell’ente è il cognato dell’assessore Dellarovere, presidente della Comunità di quell’area. Si è venuta così a creare una situazione paradossale: il presidente della Comunità dell’area protetta annovera tra i propri compiti quello di verificare l’attività dell’Ente di gestione e di esprimere il parere obbligatorio sul regolamento dell’area protetta, sui piani d’area e sui piani naturalistici. L’incompatibilità,  anche se non formale, è evidentemente sostanziale, perché Dellarovere si trova a dover vigilare sul cognato che ha nominato, grazie alle deleghe, presidente dell’ente di gestione.

Se tutto questo non bastasse, c’è la ciliegina sulla torta: l’assessore Dellarovere, che dovrebbe rappresentare i Comuni dell’area protetta e vigilare sull’attività dell’ente di gestione, è il fondatore dell’associazione “No parchi”, di cui già il nome è un chiaro programma: programma che viene ulteriormente chiarito dalle sue affermazioni pubbliche: “Le oasi naturalistiche? Completamente inutili”, dichiara agli organi di informazione (vedi documentazione). Praticamente è stata consegnata la pecora (in questo caso l’area protetta) al lupo (l’assessore Dellarovere per interposta persona).

Se le cose dovessero restare così, non è difficile immaginare il destino dell’area protetta.

Aree protette dell’area metropolitana di Torino

Su queste aree protette, che coinvolgono tutto il territorio torinese e della cintura, quindi anche il Parco de La Mandria, a Venaria, gli interessi sono particolarmente forti. Tanto che vediamo l’impegno diretto dell’assessore regionale alle aree protette William Casoni.

Casoni si presenta all’assemblea dei Comuni interessati che devono dare il loro parere sul candidato a presidente di gestione. E’ evidente il tentativo di condizionare la scelta verso il suo favorito, Roberto Rosso, ex consigliere regionale della Lega Nord ed ex vicepresidente del Corecom. Un organismo che con le aree protette non ha nulla a che fare, né nel curriculum di Rosso appaiono esperienze significative in tal senso.

Ciononostante, alla riunione ufficiale in cui occorre votare il presidente, Casoni si presenta con le deleghe di due Comuni, un fatto alquanto bizzarro per un assessore regionale che dovrebbe verificare il corretto svolgimento delle assemblee piuttosto che parteciparvi di persona a sostegno dell’uno o dell’altro candidato.

Poiché nell’assemblea non si raggiunge il numero legale, Casoni trova la soluzione immediata nella nomina di un Commissario dell’ente di gestione: guarda caso, Roberto Rosso.

Sono passati quasi due mesi e non si vede all’orizzonte la convocazione dell’assemblea per nominare il presidente. Forse qualcuno pensa a un commissario fino a fine legislatura?

Sistema dei Sacri Monti

Si tratta di un sistema di sette Sacri Monti, siti ufficiali dell’Unesco, e rappresentano per il Piemonte un fiore all’occhiello sia a livello nazionale che a livello internazionale.

I Rettori dei sette Sacri Monti, nella persona del loro coordinatore, Padre Nardin, rettore del Sacro Monte Calvario di Domodossola, hanno scritto una lettera al presidente della Regione chiedendo un incontro per discutere della questione: “Stante la preziosità dei siti – si legge nella lettera – e la complessità di gestire sette realtà dislocate su un territorio vasto e diversificate per storia e tradizioni, anche se unite dallo stesso fine religioso, emerge la convinzione che il nuovo ente debba essere guidato da persona particolarmente preparata e motivata nei riguardi di tutti e sette i Sacri Monti” ed, inoltre, che “proprio per questo, la nomina del presidente rappresenta un passaggio delicato e va compiuto ogni sforzo perché sia individuata una persona sostenuta da un vasto consenso, onde evitare brutte figure in campo nazionale ed internazionale, trattandosi del fatto che i Sacri Monti sono una realtà che è sotto gli occhi di tutto il mondo”.

Nonostante la lettera, l’incontro non ci è stato. Delle sette candidature, alcune prestigiose come quella del presidente del Sacro Monte di Crea, viene eletto  il da poco presidente del Sacro Monte di Varallo, Giacomo Gagliardini, già al centro di forti polemiche in seguito a quella nomina, essendo titolare dell’unica agenzia, Girovagarte, che organizzava escursioni all’interno del Sacro Monte. Dopo le polemiche, Gagliardini si è visto costretto a sciogliere la società.

Sulle modalità dell’elezioni pendono molti dubbi, secondo noi quella nomina é illegittima. I presenti all’assemblea erano dieci, il Presidente è stato eletto con sei voti. Secondo il verbale, due Comuni avevano dato la delega, uno al Consigliere regionale della Lega Nord Paolo Tiramani, l’altro ad un’altra persona. Peccato che non risulti, dall’accesso agli atti, alcuna copia di tali deleghe. Non c’é infatti copia della delega del Comune di Gozzano a Tiramani, citata dal verbale (Comune nel quale Tiramani non é neanche consigliere comunale). Dal Comune di Gozzano arriva solo una lettera del sindaco che si esprime a favore di Gagliardini,

Risultano altre due lettere di due Sindaci, di Serralunga di Crea e di Ameno, non certo sostitutive di una delega. Anche le lettere sono significative: il Comune di Serralunga di Crea dichiara di condividere la proposta che alla riunione avrebbe fatto l’assessore, ma senza precisare il nome del candidato; un modo ben strano di pronunciarsi.

Il Comune di Ameno, poi, il cui voto nel verbale è determinante per designare Gagliardini, non solo non conferisce alcuna delega, non solo non si dichiara d’accordo con la proposta che l’assessore avrebbe avanzato nel corso della riunione, ma rivendica il diritto che a decidere siano: “gli enti su cui insistono i Sacri Monti”.

La nomina, quindi, dovrebbe essere revocata perché illegittima, perché non ha ottenuto la maggioranza delle indicazioni.

Inoltre, alla richiesta di alcuni Comuni di poter consultare i curricula dei candidati, l’assessore Casoni ha dato risposta negativa sostenendo la necessità di tutelare la privacy dei candidati stessi. Una tutela non garantita però di fronte alla richiesta avanzata dal presidente della Provincia del VCO, cui sono stati concessi i curricula.

Non basta: in data 1° gennaio 2012, il Presidente Gagliardini ha assunto un decreto d’urgenza con il quale ha attribuito le funzioni di direttore ad una persona priva dei necessari requisiti, scatenando le rimostranze di una parte del Consiglio d’Amministrazione.

Un atto assolutamente illegittimo, come hanno dovuto riconoscere lo stesso assessore Casoni e gli uffici regionali nelle lettere in cui comunicano la revoca dell’atto. Tutto questo per non nominare la persona che ne aveva diritto, ma non era gradita al neo presidente.

 

Aree Protette del Po vercellese e alessandrino e del bosco delle sorti della partecipanza di Trino

Il verbale della riunione constata la mancanza della metà più uno dei componenti e, quindi l’impossibilità di procedere all’intesa. Invece di rinviare la scelta a un’altra data, si propone di raccogliere (non si sa come: per telefono? Per sms? Per e-mail?) le adesioni che mancano sul nome di Ettore Broveglio, il candidato dell’assessore Casoni, che naturalmente poi viene eletto Presidente. Anche in questo caso una procedura discutibile ed illegittima.

Aree Protette del Po cuneese

I sindaci di 7 su 9 Comuni della Comunità del Parco esprimono il loro orientamento per riconfermare alla presidenza Emiliano Cardia. Nella riunione del 20-12-2011 non si raggiunge l’intesa con la Regione.

La riunione viene rinviata e nella nuova riunione viene nominato Presidente Silvano Dovetta. Questo per sostanziare, come ha detto l’assessore Casoni, che decidono le comunità locali.

Aree protette del Ticino e del Lago Maggiore

I Comuni dell’area avevano chiesto tra i requisiti nel neopresidente quello della territorialità. L’eletto, dott. Marco Avanza, è invece residente a Novara, nel curriculum non emergono esperienze di tipo ambientale, ma solo nell’ambito agricolo.

Rispondendo a una interrogazione della consigliera regionale PD Giuliana Manica, la Giunta regionale ha  affermato che “il fatto che il presidente non risieda in uno dei Comuni dell’Ente potrebbe persino essere garanzia di una maggiore imparzialità dello stesso”.

Sempre la Giunta regionale ricorda “la vasta competenza professionale maturata dal soggetto in questione specificatamente nel campo delle problematiche agricole”. E più avanti: “si è ritenuto che la conflittualità venutasi a creare negli ultimi anni tra aziende agricole e aree protette, sia nell’area del Ticino, sia nell’area di Bosco Solivo (Lago Maggiore), potrebbe essere affrontata con maggior efficacia da un presidente del parco che conosca bene i problemi e le istanze degli imprenditori agricoli e sia in grado di svolgere un ruolo di mediatore tra posizioni e visioni talvolta confliggenti”.

Forse l’area protetta ha bisogno di un presidente che riconosca i bisogni dell’area e la tuteli nei confronti degli interessi degli agricoltori, non viceversa.

 

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